A proposito di bollito (vedi articolo precedente), sono in attesa di Phil Anselmo and The Illegals - Walk Through Exits Only: probabilmente ne scriverò a settembre (assieme alla parzialmente defunta recensione di Tomorrow's Harvest). Nel frattempo sto creando il mio primo videogame, una cosa davvero impegnativa per i miei standard lavorativi, quindi mi rimane poco tempo per scrivere qui. In compenso ascolto un sacco di musica e nei ritagli preparo i mixtape per le ferie. Il 2013 è stato finora parecchio generoso con l'elettronica d'avanguardia (Holden, Bibio, Siriusmo, Mount Kimbie e Fuck Buttons); idem sul fronte opposto (heavy/psych/stoner/doom/prog e cazzivari), abbiamo perle di rara intesità come l'ultimo Uncle Acid (Mind Control), il meraviglioso Abra Kadavar dei Kadavar (che ahimè non usano Soundcloud), il nuovo dei Naam (Vow), quei tuonati dei The Flaming Lips (The Terror). Quaggiù trovate l'apice dell'apoteosi di 7 mesi di ascolti eterogenei e turbolenti. La lista sarebbe gargantuesca, mi limito a 10 perchè lo spazio è tiranno e devo nutrire la mia creatura: quando sarà pronta la demo, non mancherò di testarla sul blob. See ya!
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sabato 13 luglio 2013
DAVID LYNCH: THE BIG DREAM. UNA RECENSIONE FRETTOLOSA
mercoledì 5 giugno 2013
BOARDS OF THE DEAD
Da Tomorrow's Harvest, nuovo disco dei Boards of Canada.
Da Day of the Dead di George Romero, 1985.
A presto per la review.
mercoledì 22 maggio 2013
A LONE DEVELOPMENT: LONE SURVIVOR
C'è un singolare aneddoto collegato
alla mia scelta di scrivere su questo survival horror indie uscito
nei negozi digitali esattamente un anno fa. Qualche sera fa seguivo
gli ipertesti relativi alla figura di Jasper Byrne, il "lone
developer" autore del gioco, per scoprire in seguito a una
dozzina di click che l'eclettico giovanotto è un producer drum
& bass, col nome da battaglia Sonic, per svariate importanti
etichette (MetalHeadz e Hospital su tutte).
Una carriera che inizia nel 2000 ed
include, tra le decine di produzioni, anche un remix dell'eccellente Pacman (2008) del celebre duo Ed Rush & Optical, dall'lp The
Creeps. Ancora videogames dunque (Sonic, Pacman): si vede che la
pulsione era irresistibile. Comunque, il fato volle che nella mia
collezioncina di cd ci fosse proprio una delle migliori produzioni
targate Sonic, raccolta nella compilation The Shopfloor Album che
possiedo dal 2001; la traccia si intitola Stars ed è una bella
scheggia di violenza old school, tornita e liquida il giusto,
abrasiva quanto basta. Saltuariamente in collaborazione col compare
Silver (altro nick in odor di Megadrive), ha prodotto negli anni una
congrua quantità di ep, si è inserito in molteplici raccolte.
Parliamo di ben 167 releases! Qui trovate la lista integrale (anf!).
Il punto è che Byrne, parallelamente,
produce tutt'altro tipo di sonorità, molto distanti dall'aggressione
perpetua tipica del sound d&b: immaginatevi la mia sorpresa nel
riascoltare Stars, il tentativo di collegarla ai tenebrosi
arrangiamenti (soprattutto strumentali) di Lone Survivor. Byrne si è
infiltrato anche nella colonna sonora del successone Hotline Miami
con ben due tracce: siamo dalle parti di un synth-pop anni '80,
genere che di recente ha goduto di una bella rinfrescata,
parallelamente alla riesumazione di certi aspetti di quegli anni bui
che ci piacciono meno (abbigliamento, pettinature, jazzercize). Il
basso pompa e la chitarra rockia (cit.), e tanto basta per garantire
a Byrne un posticino nell'olimpo dei compositori per videogame,
considerati gli illustri precedenti e l'encomiabile versatilità
creativa. Naturalmente pagherei una bella cifra per sentire cassa e
rullante sferzare le cartilagini a 1000 bpm su un gioco plasmato a
modino sulle basse frequenze. E magari il progetto è già in
cantiere, visto che Byrne abita a Tokyo (dove certe follie non sono
certo invise): sperare non costa nulla.
Lone Survivor non è il primo videogame
sviluppato da Byrne: due precedenti progetti sono usciti per Amiga,
la macchina da homework per eccellenza, feticcio nostalgico di
videoluders e techno producers fai-da-te. Si, era anche un mio
feticcio: iniziai a creare i primi modelli in Pixel Art con un Amiga
1200, i primi video 2D con Deluxe Paint e mixer audio/video, e quindi
i primi lavori pagati, quando avevo 16 anni. Il percorso di Byrne
deve avere preso però la giusta piega, tanto da attirare
l'attenzione di sua Maestà David "Frontier" Braben, che in
tempi recenti l'ha trainato sul barcone di Kinect Animals, mega
produzione per famiglie di cui poco ci frega, ma che sicuramente ha
giovato alle finanze del povero Jasper. Non a caso, uno degli aspetti
che caratterizzano il gameplay di Lone Survivor è la fame; in
un'intervista, l'autore ha dichiarato di aver dato fondo a tutti i
suoi risparmi durante la realizzazione del gioco, durata 4 anni, e di
aver lavorato anche per 48 ore di fila nelle fasi di chiusura.. Per
un clubber consumato non dev'essere stata troppo dura, qualche
rimedio per la stanchezza sarà saltato fuori.. A conferma di questa
tesi, poco dopo l'inizio di Lone Survivor riusciamo a scovare una
fornitura illimitata di tre qualità di pillole dagli effetti
variegati, il cui consumo (a discrezione del player) influisce sui 4
finali possibili.. Fame, stanchezza e dipendenza dalle droghe sono
elementi prelevati dal reale che incidono sulla tensione emotiva
provata dal giocatore. Fattori che distinguono Lone Survivor dalla
routine del classico eroe survival: spara e squarta, sposta il
mobile, mangia l'erbetta, affronta il boss e continua, sempre ebbro
di vita e scoppiettante di salute.
L'anonimo protagonista di Lone Survivor
è spesso logoro e strapazzato, sull'orlo della pazzia o dello
svenimento, in preda a dubbi atroci e allucinazioni violente. Del
resto, non saremmo conciati così anche noi in un mondo alla 28
giorni dopo? Chiude il cerchio la possibilità di completare il gioco
evitando qualsiasi spargimento di sangue (di mostro): dovrete
ragionare in termini strategici per adempiere alla vostra natura
pacifica, e regalarvi il finale migliore.
Lo spessore del gioco non si esaurisce
certo qua: sono presenti bivi, personaggi non giocanti, crafting tra
oggetti per mangiare meglio e sudare meno, animali domestici e
consolle portatili per passare il tempo e sentirvi meno soli,
dialoghi a risposta multipla ed incubi sempre differenti, una trama
per nulla scontata, dalle molteplici sfumature.. Artisticamente
l'opera è superba nel suo minimalismo pixelloso, un grande tributo
all'epoca d'oro delle avventure grafiche, al Nes, all'Amiga, al C64.
La giocabilità risente talvolta del sistema di controllo via
tastiera un tantinello macchinoso, specie quando si tratta di sparare
con l'unica arma disponibile, una pistola automatica. E tuttavia sono
leggerezze su cui si può e si deve sorvolare. Per le musiche, come
già detto, siamo su altissimi livelli. Oh, dimenticavo: se volete
provare Lone Survivor, esiste una demo in formato Flash a questo indirizzo: una prova sul campo vale più di mille parole, e poi di recensioni
ce n'è già a bizzeffe che spiegano il gioco per filo e per segno,
quasi sempre tessendone le lodi in modo sperticato. Un ottimo risultato
per un gioco che su Steam viene quasi regalato (6,99 euro).
Conclusione: come può un uomo solo
aver prodotto tutto sto ben di diavolo? E' il Lone Developer la
figura di riferimento per il futuro videoludico?
Vi lascio al trailer.
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martedì 30 aprile 2013
MINUS - THE PHONOGRAPH
Scovare tesori nascosti è il
passatempo prediletto di Scrooge McDuck, al secolo Paperon de'
Paperoni: l'avaro pennuto non bada a spese quando si tratta di
trascinare il parentado in giro per il mondo, antica mappa alla mano,
a bordo dell'ennesimo, avveniristico trabiccolo, predisposto all'uopo
da un allucinato Archimede Pitagorico. Paperone deve avermi trasmesso
il morbo (avrei preferito una trasfusione di contante), e come lui da
giovane nelle miniere del Klondike, m'inerpico giornalmente nei
giacimenti dell'Internet alla ricerca di pepite audio nascoste tra la
mota.
La rete trabocca di artisti che
aspettano solo di invadere il nostro apparato uditivo. Ascoltatevi
almeno un paio di dischi al giorno, e con una certa costanza salta
fuori il drop leggendario.
E così arriviamo a questo The
Phonograph. Immaginatevi Scorn e Angelo Badalamenti che fanno un
disco assieme: ipnotico trip-hop su tappeti horror suggestivi, più
alcuni sample alla Akira Yamahoka, con quel tocco malinconico e
graffiante.. Minus prepara una ricetta da gourmet camuffando gli
ingredienti fin dalla grafica dell'lp: quel teschio vagamente
steampunk proietta (il mio) immaginario verso lidi blackmetal, o
verso qualche elucubrazione sperimentale davvero poco orecchiabile.
Evoca però anche un aspetto cruciale del disco: l'amore per
l'horror. Volendone trovare un corrispettivo cinematografico, il
design del suono ricorda la ricerca compiuta da Alan Splet per il
cinema di Lynch: suoni oscuri provenienti da dimensioni aliene
introducono brevi squarci di groove minimale, che si stempera quasi
subito nell'ambient. Il loop non è padrone come nelle produzioni di
Mick Harris (Lull, Scorn): tenta piuttosto di mettere ordine in un
paesaggio decadente, pervaso da sensazioni negative. Questo
meccanismo è evidente nella traccia più carismatica dell'album, la
numero 4: The Fields. La lunga intro crepuscolare, orchestrata su
scarni suoni artificiali e morbosi background, prepara l'innesto
improvviso di un sorprendente beat industriale, a tratti sincopato,
che tuttavia si esaurisce in poche battute. Il senso di mistero è
amplificato dalla totale assenza di voci umane: il mondo di The
Phonograph è una cripta ermetica abitata da presenze mute..
Ricollegandoci al parallelo con Alan Splet, la prima traccia
(Relapse) si presenta come un'autentica citazione al lavoro del
geniale sound designer: ricordate il carrello iniziale che esplora
l'habitat di Eraserhead, accompagnata da un disturbante riverbero
industriale in crescendo? E di nuovo l'improvvisa esplosione del beat
azzera tutto, ripartendo dal tempo per definire lo spazio.
Proseguendo nell'ascolto, ritroviamo il medesimo gioco alternato ad
esempi di ambient incontaminata, fino a giungere alla misteriosa The
13th Conjunction, lunga traccia conclusiva pervasa da
un'abissale inquietudine e priva di alcuno spunto percussivo.
Se vi piacciono il trip-hop e il cinema
horror prendete in seria considerazione l'acquisto di questo disco,
forte di una lunga gestazione (l'inizio dei lavori risale al 2008)
che traspare dalla cura riservata ad ogni aspetto produttivo. In alternativa, potete ascoltare gratuitamente l'album (che nel frattempo si è arricchito di altre 5 tracce) dal sito ufficiale di Minus linkato alla fine dell'articolo.
Incoccare le cuffie, buttare giù
qualche drink e/o tirare da uno spliff (se siete avvezzi): ecco un
buon modo per godersi le tracce predisposte da Minus per
quest'esordio nell'elettronica di qualità.
Sito ufficiale: http://minusspades.bandcamp.com/
Soundcloud: https://soundcloud.com/minustyler
Sito ufficiale: http://minusspades.bandcamp.com/
Soundcloud: https://soundcloud.com/minustyler
Bonus :)





